Risarcimento e indennizzo: non sono la stessa cosa
Nel linguaggio comune si tende a usare 'risarcimento' e 'indennizzo' come sinonimi. In realtà, nel diritto italiano, i due istituti hanno presupposti e funzioni diverse.
Il risarcimento del danno nasce da una responsabilità: qualcuno ha commesso illecitamente un fatto — un sinistro, una negligenza, un'omissione — e deve ripristinare la situazione che si sarebbe avuta se il danno non si fosse verificato. In altre parole, il risarcimento punta a coprire esattamente il pregiudizio patito, niente più e niente meno.
L'indennizzo, invece, non presuppone necessariamente un responsabile. Si tratta di una somma prevista dalla legge o da un contratto, erogata in determinate circostanze indipendentemente dalla colpa. Pensiamo all'indennizzo per le vittime della strada in assenza di un responsabile identificato, o alle indennità contrattuali per la mancata restituzione di un bene.
Esistono però situazioni in cui risarcimento e indennizzo coesistono. In alcuni contratti, per esempio, si prevede un indennizzo forfettario per ritardi o inadempimenti, che si somma al risarcimento dei danni effettivamente subiti oltre quella cifra. È quindi fondamentale leggere con attenzione la clausola e valutare il reale danno prima di accettare qualsiasi offerta.
Per orientarsi tra le due figure e non rinunciare a somme dovute, la prima regola è sempre la stessa: documentare il danno e confrontarsi con un professionista prima di firmare.
